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L'Idea della Collina: Come l'Abbiamo Reinventata
Storia Di Una Memoria Diventata Realtà.
A cura di:
Antonio Grulli (ArtVerona)
Data di Pubblicazione:
13-14 Ott. 2019
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A Pantelleria le piante crescono per lo
più in orizzontale a causa del soffio
poderoso del maestrale. Sono quasi
costrette a strisciare, nascondendosi al
riparo dei proverbiali giardini panteschi,
muretti di pietre disposte circolarmente,
simili a nuraghi. Ci sono poi delle vette che
sembrano fare da contrappunto a questa
orizzontalità: non solo gli oltre ottocento
metri della Montagna Grande, ma anche
colline che si sviluppano in maniera
irregolare, disseminate per tutta l'isola,
dietro alle quali si celano dammusi — tipica
abitazione del luogo — e altre meraviglie
segrete.
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La Collina di Loredana e Attilio
rientra a pieno titolo tra questi prodigi
appartati di Pantelleria. Immaginate un
percorso ascensionale immerso nel
paesaggio variopinto dell'isola, con vista
sul mare e sui suoi infiniti tramonti, che si
rivelano alle spalle del visitatore a mano a
mano che sale verso la vetta; immaginate
ora di unire a questa visione incantata un
circuito di installazioni artistiche che si
manifestano in maniera inattesa, eppure
cordiale. Raccolte in vent'anni da Attilio
Rappa, commercialista e collezionista di
origine biellese, la maggior parte di queste
opere è stata realizzata dagli autori in stretto
dialogo con l'ambiente che le accoglie.
Attilio Rappa subiva il fascino degli artisti: li
invitava a soggiornare nell'isola (sulla quale
dal 1972 si recava tutte le estati), liberi di
immaginare un segno da lasciare in quella
collina che nel 2006 venne dedicata alla
moglie scomparsa, Loredana. È così che,
a partire dal 1999, Pantelleria ha qualcosa
di molto simile a un suo museo d'arte
contemporanea a cielo aperto: Franz
Ackermann, Francesco Arena,
Peter Belyi,
Matthias Bitzer, Katinka Bock,
Maurizio Cannavacciuolo, Claire Fontaine,
Michael Dean, Mario della Vedova, Simon Dybbroe Møller, Karsten Födinger, Christian Frosi,
Daniele Galliano, Alice Guareschi, Massimo Kaufmann, Daniel Knorr, Loredana Longo,
Luigi Mainolfi, Nicola Martini, Paul Morrison,
Ignazio Mortellaro, Susan Philipsz, Alex Pinna, Luisa Rabbia, Andrea Romano, Tomás Saraceno, Costa Vece,
Conrad Ventur, Not Vital sono i nomi degli artisti i cui interventi
abitano la collina. Una rosa di respiro
internazionale, orientata dal gusto formale,
ma anche dall'attrazione e dalla curiosità per
le personalità degli artisti.
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Vittorio, figlio di Attilio Rappa, ha
dapprima assistito alla nascita di questa
collezione, per poi partecipare sempre
più da vicino alla sua formazione. Dalla
morte del padre si sta dedicando, al consolidamento e
alla crescita delle opere in collina, che
è stata intitolata a entrambi i
genitori. Classe 1989, Vittorio ha un legame
speciale — quasi viscerale — con Pantelleria
("è qua che sono stato concepito", ama
ricordare) e con l'arte contemporanea. Fin
da bambino seguiva i genitori per mostre
e fiere; e qualcosa dev'essere rimasto di
quelle esperienze ("anche se qualche volta
mi rompevo le scatole!", ammette Vittorio),
tanto da spingerlo a iscriversi al corso
di Economia e gestione dei beni culturali
all'università Cattolica di Milano. Poi sono
arrivate le collaborazioni con le gallerie
(Kaufmann Repetto, Pack, FL Gallery),
che lo hanno avviato alla produzione e
all'organizzazione di progetti artistici,
tra i quali VR Project Room, uno spazio
indipendente aperto a Palermo nel 2018, in
concomitanza con Manifesta, insieme alla
compagna Emily Koop: un bagaglio che
Vittorio ha ora modo di mettere al servizio
della collezione en plein air di famiglia.
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L'intenzione è quella di mantenerne
le caratteristiche che la rendono speciale:
gli inviti vengono rivolti ad artisti con i quali
si è creato un rapporto di stima e amicizia;
le opere nascono dall'incontro — ogni volta
unico — tra gli autori, Pantelleria e lo scenario
della collina; all'artista viene data carta
bianca, purché si confronti con i limiti e le
possibilità di un intervento da realizzare
nel contesto naturale. Non vengono poste
condizioni sul medium da utilizzare, né sui
temi da affrontare: tra le opere ci sono neon
(Merci de Votre Vigilance, 2008, di Claire
Fontaine), dipinti murali (Untitled, 2004,
di Franz Ackermann), fusioni in bronzo
(Untitled, 2000, di Not Vital o Orizzonti, 2013,
di Francesco Arena), installazioni sonore
(Sunset Song, 2003, di Susan Philipsz).
La Collina di Loredana e Attilio
rientra a pieno titolo tra questi prodigi
appartati di Pantelleria. Immaginate un
percorso ascensionale immerso nel
paesaggio variopinto dell'isola, con vista
sul mare e sui suoi infiniti tramonti, che si
rivelano alle spalle del visitatore a mano a
mano che sale verso la vetta; immaginate
ora di unire a questa visione incantata un
circuito di installazioni artistiche che si
manifestano in maniera inattesa, eppure
cordiale.
Il vero trait d'union tra le opere è la collina
stessa, con i suoi scorci ispiranti, ma anche
con le sue asprezze: capita, talvolta, che
gli interventi siano in parte assorbiti dalla
vegetazione o che vengano maltrattati dal
vento impetuoso — senza dimenticare la
fatica di allestire in un luogo del genere,
ripido, selvaggio, lontano dalle comodità
di un ambiente domestico. Poco importa,
perché questa è una delle condizioni con
le quali gli artisti sono chiamati da subito
a misurarsi. Al contrario delle concezioni
più ortodosse di collezione, intesa come
"un organismo che non tollera mutilazioni o
ferite" (per dirla con Elio Grazioli), "La collina
di Loredana e Attilio" trova forza proprio in
questo rapporto — a volte osmotico, a volte
conflittuale — tra opere e natura.
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Il prossimo passo sarà costituito da una seri di
nuovi interventi,
parzialmente avviati quando Attilio Rappa
era in vita. Sarà poi Vittorio a scegliere come arricchire
la collezione, magari con un'opera ogni
due anni, lasciando agli artisti il tempo di
acclimatarsi a Pantelleria e sviluppare le
loro idee, senza fretta e ansie di visibilità.
Basti pensare che solo ora esiste un
sito internet dedicato al progetto, e da poco sono
presenti indicazioni sulle mappe online,
benché l'accesso sia libero e gratuito,
come un vero parco pubblico. In fondo "La
collina di Loredana e Attilio" è uno specchio
dell'isola che la ospita: intima e al tempo
stesso accogliente, ospitale, sorprendente.
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