l’intervento di Matthias Bitzer si configura come un’indagine sullo spazio, sul tempo e sulle strutture invisibili che li collegano.
Nato in Germania nel 1975, Bitzer sviluppa una pratica che intreccia matematica, filosofia e storia, ispirandosi spesso alla geometria euclidea e a figure del pensiero scientifico e culturale. Le sue opere, che spaziano tra installazione, disegno e scultura, costruiscono sistemi visivi complessi, in cui forme e segni diventano strumenti per esplorare la percezione.
Nerita Aura (2012) si inserisce nel paesaggio come una struttura essenziale e sospesa: un elemento geometrico che sembra misurare lo spazio e allo stesso tempo aprirlo a nuove possibilità di lettura. Il metallo saldato disegna linee precise, creando una rete visiva che mette in relazione il corpo, l’ambiente e l’orizzonte.
Qui l’opera non è solo presenza fisica, ma dispositivo percettivo: un punto di connessione tra visibile e invisibile, tra ordine e intuizione, capace di trasformare il paesaggio in esperienza.